15 luglio 2026
I primi cibi che i bambini consumano durante lo svezzamento hanno un impatto significativo sulla salute a breve e a lungo termine, motivo per cui è fondamentale che siano adeguati all’età. In particolare, i cibi ultraprocessati (ovvero prodotti con sostanze derivate da componenti alimentari o sintetizzate in laboratorio, il cui scopo è imitare le caratteristiche sensoriali degli alimenti non trasformati) sembrano avere effetti particolarmente negativi sulla crescita e sullo sviluppo dei bambini, con un aumentato rischio di ipercolesterolemia, obesità, sindrome metabolica, malattie cardiovascolari e ictus in età adulta. Per questo motivo, è importante comprendere quali fattori possano influenzare l’introduzione di tali alimenti già nel primo anno di vita.
A questo proposito, uno studio brasiliano condotto da Führ e colleghi (2023) ha indagato l’influenza del metodo di svezzamento sul consumo di cibi ultraprocessati. È stato quindi studiato un gruppo di 119 bambini, le cui madri hanno risposto a una serie di questionari quando i figli avevano 9 e 12 mesi. Le famiglie sono state suddivise in tre gruppi in base al metodo di svezzamento: svezzamento tradizionale (i bambini sono imboccati dal genitore), metodo BLISS (una variante del Baby-Led Weaning, in cui il bambino si alimenta autonomamente) e metodo misto.
Dai risultati è emerso che il 63% dei bambini, a prescindere dal tipo di svezzamento, ha consumato almeno un cibo ultraprocessato nel primo anno di vita e che il metodo BLISS si è rivelato un fattore di protezione, riducendo il rischio di consumo di questi alimenti potenzialmente dannosi. Inoltre, il fatto di aver svolto meno di sei visite prenatali è risultato associato a un maggior rischio di successiva esposizione ai cibi ultraprocessati.
Questo studio indica quindi che vi è un’eccessiva offerta di cibi potenzialmente dannosi (poiché ricchi di zuccheri, grassi e sale e poveri di nutrienti essenziali) a bambini molto piccoli e che una tipologia di svezzamento che incoraggi l’autonomia del bambino durante i pasti, come il metodo BLISS, può ridurre questo rischio.
Per maggiori informazioni:
Führ, J., Nunes, L. M., Moreira, P. R., Ficagna, C. R., Neves, R. O., & Bernardi, J. R. (2023). Can the complementary feeding method be a strategy to reduce the offer of ultra-processed foods?. Jornal de Pediatria, 99(4), 371-378.
Michaelsen, K. F., Grummer‐Strawn, L., & Bégin, F. (2017). Emerging issues in complementary feeding: Global aspects. Maternal & Child Nutrition, 13, e12444.
